Amazon Prime Now, Esselunga a Casa, ma anche altri servizi di spesa online con “consegna veloce”, in alcuni casi non riescono a far fronte alle richieste degli utenti

C’è un assalto ai supermercati che non si vede, che non crea code tra le corsie della pasta e degli inscatolati. Gli scaffali ormai si svuotano anche tramite internet. Negli ultimi giorni i servizi di spesa online con consegna veloce, come Amazon Prime Now o Esselunga a Casa non riescono spesso a far fronte alle richieste dei navigatori della rete. E quando ci riescono lo fanno con un impegno di forze straordinario.

È la categoria dei clienti web spaventati dal Coronavirus, che ha mandato in tilt gli ordini sui negozi online. Clienti spaventati dalle lunghe code, ma anche dalla concentrazione di persone nei centri commerciali.

Le due città protagoniste di questo cortocircuito della spesa sono Milano e Torino. Qui è presente anche il servizio di “consegna veloce” Amazon Prime Now, che spesso in questi giorni mostra il cartello “Oggi le consegne non sono disponibili”. Troppi ordini. Anche a Roma le “finestre di consegna” sono ridotte e probabilmente si esauriranno se, ma sembra improbabile a breve, l’allarme non rientrerà.

Per quanto riguarda Esselunga a Casa è successo anche di più del semplice blocco degli ordini e sui giornali online si legge addirittura di “crash” dei sistemi informatici nello scorso fine settimana, per un’eccessiva affluenza di utenti sulla piattaforma di shopping digitale.

Ora i blocchi dei sistemi sembrano rientrati, ma in alcune città italiane (il servizio Esselunga è più diffuso di quello di Amazon) i tempi di attesa per le consegne vengono rispettati «fino a esaurimento disponibilità». Il picco di richieste sembra aver riguardato anche altri servizi di consegna come lo shopping online di Carrefour e Pam Panorama (che a Torino, tra l’altro, serve Amazon Prime).

Fate acquisti online, ma solo su canali affidabili

La psicosi del Coronavirus ha colpito quindi anche la rete. Una rete impazzita e, come spesso succede in questi casi, vittima anche di speculazioni ingiustificabili. Una speculazione che non ha riguardato le grandi catene, ma in rete si sono visti piccoli venditori che hanno moltiplicato il prezzo dell’Amuchina anche per 7, da 4 euro a oltre 28 euro. Tanto che le associazioni di consumatori hanno dato subito l’allarme e il Codacons ha annunciato un esposto a Procura e Guardia di Finanza per chiedere l’oscuramento delle pagine incriminate.

L’azienda farmaceutica Angelini, che produce il disinfettante Amuchina, ha diffuso un comunicato dove si parla di “produzione aumentata e nessuna variazione di prezzo”.

«Angelini Pharma ritiene opportuno precisare che il prezzo ai propri canali diretti di tutti i prodotti a marchio Amuchina è rimasto invariato e non ha subito alcuna variazione rispetto al periodo pre-epidemia da Coronavirus – si legge nel comunicato -. L’Azienda è totalmente estranea ad alcuni ingiustificati rincari rilevati dai consumatori e segnalati anche dai media, verso i quali esprime una ferma condanna confermando di adoperarsi costantemente per assicurare che il prodotto raggiunga esclusivamente fornitori qualificati».

Shopping online quindi, quando è possibile, ma sempre su negozi affidabili e attenzione alle truffe.

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