A febbraio 2020 diceva: «Ho parlato all’orecchio di Diego e gli ho detto che dopo questo colloquio ho finito, la mia vita è completa. Dopo aver incontrato Maradona posso andare via da questa vita in silenzio. Ho avuto un enorme lusso, che sognavo da anni: incontrare il miglior giocatore del pianeta».

Molti ormai lo conoscono, perché la sua storia è arrivata in televisione anche in Italia, ma “El Trinche” era considerato da Maradona «il miglior calciatore che ho visto giocare».

Tomas Felipe Carlovich nasce a Rosario nel 1946. Suo padre è un immigrato croato che dopo la seconda guerra mondiale si trasferisce in Argentina per cercare fortuna. Gira per le squadre della sua città, ma si consacra al Central Cordoba di Rosario, quella in cui tanti anni dopo avrebbe militato anche Lionel Messi.

Si legge che divenne “famoso per il ‘doppio tunnel’, quello che ripetutamente fa allo stesso malcapitato giocatore, prima con l’interno del piede e poi aspettandolo per rifargli il tunnel stavolta con l’esterno”.

Nel 1974, in un’amichevole a Rosario, El Trinche batte praticamente da solo l’Argentina di Kempes, giocando in una formazione composta da calciatori che vengono dal Central Cordoba e dal Newell’s Old Boys. Solo dopo che il tecnico della nazionale ha chiesto di far sostituire Carlovich, la Albiceleste rialza un po’ la testa. Poi piano piano El Trinche si eclissa, sceglie altro, resta il mito.

E alla fine è morto davvero dopo aver parlato con Diego. È morto nel maggio scorso, dopo giorni di coma, per un’aggressione da parte di una banda, di almeno quattro persone, che cercava di rubargli la bicicletta. Dopo essere stato spinto a terra batte la testa e non si riprende più, aveva 74 anni. Nel quartiere di Azcuénaga la banda era già nota per rapine e furti e i suoi componenti vivevano in quella stessa zona.

Ecco, per dire qualcosa del calcio argentino. Smettetela di fare pettegolezzi.

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