Dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi il consumo di pane è notevolmente diminuito, per lasciare più spazio ad alimenti meno caratteristici delle abitudini alimentari mediterranee

Poco più di 110 grammi di pane al giorno. È la media del consumo degli italiani (41 chili di pane a testa ogni anno). Un dato che ci colloca come fanalino di coda, dietro agli altri principali Paesi europei. In questa speciale classifica la prima nell’Ue è la Romania, con 88 chili pro capite l’anno, seguita dalla Germania (80 chili ogni anno), per continuare con Olanda (57 chili), Polonia (52 chili), Spagna (47 chili), Francia (44 chili) e Regno Unito, che nella statistica pre-Brexit si ferma a 43 chili pro capite.

Sono i dati del sondaggio presentato da Italmopa, l’Associazione Mugnai Industriali d’Italia, nel corso della Conferenza “I nuovi trend di consumo del pane in Italia. I drivers che orientano la scelta del consumatore”. L’evento si è svolto nel corso del Salone internazionale 2020 delle tecnologie e dei prodotti per la panificazione Sigep & Ab-Tech di Rimini. Durante la conferenza sono stati analizzati i maggiori elementi che orientano i consumi del pane in Italia.

Secondo il sondaggio, lanciato da Italmopa tramite il portale www.infofarine.it, l’84% degli Italiani consuma abitualmente pane, mentre il 16% degli intervistati ha dichiarato di non consumare pane o di consumarlo in modo saltuario. Il principale motivo di esclusione del pane dall’alimentazione è di natura dietetica e salutistica.

Tra coloro che consumano abitualmente pane, quello di farina bianca è consumato dal 72% dei votanti, mentre coloro che dichiarano di consumare pane di farine integrali ammontano al 39%: una percentuale in costante crescita rispetto al recente passato. Inferiori, ma in ogni caso significative, sono le percentuali – rispettivamente del 28% e del 24% – di coloro che consumano anche pane di semole di grano duro o di farine multi-cereali (il sondaggio prevedeva anche risposte multiple).

Tra le tendenze emerse dal sondaggio, il 24% degli intervistati ha dichiarato che intende incrementare il proprio consumo di pane ottenuto da farine bio, il 19% da farine di grani antichi e il 18% da farine macinate a pietra. Solo il 14% dei consumatori intende invece puntare su un consumo maggiore di pane ottenuto da farine di soli grani nazionali/regionali.

Relativamente alle fonti di informazione alle quali attingono i consumatori per orientare le proprie scelte in materia di alimentazione, emerge il ruolo predominante dei canali social, scelto dal 61% degli intervistati, mentre il 33% si affida ai consigli di amici e parenti, il 22% a canali più tradizionali (TV/radio/quotidiani) e l’11% alle dichiarazioni di testimonial e influencer (anche in questo caso erano previste risposte multiple).

L’industria molitoria nazionale trasforma annualmente 5.400.000 tonnellate di frumento tenero che consentono la produzione di circa 4.000.000 di tonnellate di farina destinate per il 65% alla produzione di pane e sostituti del pane e per il 35% ad altri usi quali biscotteria, produzione di pizza, produzione di prodotti dolciari o pasticceria.

La Conferenza di Italmopa, introdotta da Cosimo De Sortis (presidente Italmopa) e Ivano Vacondio (presidente Federalimentare) e animata dalle vignette di Sergio Criminisi, è stata moderata da Oscar Giannino e si è avvalsa delle competenze dei relatori: Giorgio Agugiaro (presidente Sezione Molini a frumento tenero Italmopa), Elisabetta Bernardi (biologa, nutrizionista, divulgatrice scientifica), Giuseppe Ferrandi (responsabile acquisti comparto pane e dolci Esselunga), Andrea Ghiselli (dirigente di ricerca CREA – Alimenti e Nutrizione).

«La strutturale riduzione del consumo di pane sembra confermata anche per il 2019, seppur in misura più contenuta rispetto al passato – secondo Giorgio Agugiaro -. Tra le varie tipologie di pane emerge, in particolare, un trend positivo per quelle ottenute da farine di frumento integrale o semi-integrale. Per quanto concerne l’evoluzione dei canali distributivi, si assiste, in risposta all’incremento del peso della GDO, ad una diversificazione dell’offerta da parte dei panificatori che investono sempre più nell’immagine dei panifici che diventano luoghi di consumi, di incontro e convivialità».

«Il consumatore è sempre più attento nelle scelte che opera in tema di alimentazione e oggi i requisiti del pane fresco non sono solo di natura organolettica, ma riconducono anche alla sostenibilità della produzione e alle garanzie di sicurezza della filiera produttiva – ha sottolineato Giuseppe Ferrandi -. I panificatori sono pertanto chiamati ad esprimere al meglio la loro capacità di produrre secondo i nuovi trend, affinché il pane fresco possa mantenere un ruolo di primo piano nel soddisfare i bisogni emergenti».

«Cereali e derivati hanno rappresentato una importantissima fonte di energia e di nutrienti nella dieta mediterranea, che traeva dai carboidrati ben più della metà delle calorie necessarie al fabbisogno – ha ricordato Andrea Ghiselli -. Dagli anni ’50 del secolo scorso ad oggi il loro consumo è notevolmente diminuito per lasciare più spazio ad alimenti meno caratteristici delle abitudini alimentari mediterranee, con un crescente e corrispondente aumento di eccedenza ponderale, che ha messo le basi per una crescente moda “carbofobica”, che vede nei carboidrati i principali responsabili dell’aumento di peso, dell’insulino-resistenza e delle patologie collegate. Le Linee Guida per una sana alimentazione, invece, sulla base della dieta mediterranea, raccomandano un maggiore consumo di cereali, soprattutto integrali. Frutta, verdura, cereali integrali e legumi sono infatti i gruppi di alimenti, oltre all’acqua, sui quali puntare maggiormente per un’alimentazione migliore».

Elisabetta Bernardi, da parte sua, ha evidenziato che «ogni giorno siamo bombardati da informazioni che riguardano i cibi o la dieta, ma spesso queste notizie sono false o non fondate scientificamente. Il pane è spesso oggetto di queste fake news, mentre per noi nutrizionisti il pane è alla base della nostra alimentazione e del modello alimentare mediterraneo. Bisogna imparare a guardare alle notizie con senso critico e controllare sempre le fonti. Il pane, bianco o integrale, è un alimento necessario in una dieta equilibrata dato il suo alto contenuto di carboidrati complessi, e l’energia che apportano che è simile per entrambi i tipi di pane. Non è un alimento particolare che ti fa guadagnare o perdere peso, ma l’assunzione di una dieta con un apporto calorico superiore alle esigenze individuali».

“Il mio sogno per il futuro del pane? – conclude Elisabetta Bernardi -. Un ritorno al passato con le tecnologie del presente. Delle panetterie di quartiere dove si possa scegliere le farine più gradite e avere il proprio pane personalizzato il giorno dopo. E con la possibilità di ritrovare i profumi dei forni di una volta, perché non si resiste se si sente il profumo del pane appena sfornato. Non si può non comprarlo…».

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