“L’agricoltura è fatica”: Si è aperto con queste parole di Enrico Fontana, della segreteria nazionale di Legambiente, l’incontro “Agroecologia circolare: quando la sostenibilità fa sistema, dal campo alla tavola” a Festambiente 2019, che si è svolta a Rispescia (GR) in agosto, all’insegna dello slogan “Salva il clima”.

«Oggi in Italia il 15% della superficie agricola è biologica – ha continuato Fontana citando anche l’esperienza della coalizione #StopGlifosato contro l’uso di pesticidi in agricoltura -, ma a noi interessa molto di più quell’85% da conquistare – anche con fatica -, per fare in modo che l’agricoltura italiana unisca l’eccellenza territoriale, la capacità che ha di portare nel mondo la grande qualità alimentare e la sostenibilità ambientale».

All’incontro hanno partecipato Stefano Ciafani, presidente Legambiente, Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, Susanna Cenni, vicepresidente della commissione agricoltura della Camera, e Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio, che ha sottolineato come ci si trovi in una fase di passaggio «in cui il mondo del biologico deve sempre rispettare i suoi valori fondanti. La crescita degli ultimi anni non deve portare a uno stravolgimento di questi valori. Il bio non deve inseguire il modello dell’agricoltura industriale, ma se abbiamo presente la sfida di salvare il clima, se noi non convertiamo gran parte dell’agricoltura verso la sostenibilità il clima non lo salveremo».

Secondo Mammuccini questo è il punto chiave su cui riflettere: chi è sempre stato convinto di un’agricoltura sostenibile ha preparato qualcosa che oggi è utile a tutti. «Ma non vanno colpevolizzati quegli agricoltori che, fino dagli anni ’60, hanno seguito il passaggio dall’agricoltura tradizionale a quella industriale, perché hanno seguito il ciclo degli eventi e un cambiamento di sviluppo sia italiano che mondiale. Oggi evidenze scientifiche ci dicono che dobbiamo fare il percorso inverso fino all’agroecologia». La presidente di Federbio ha citato i dati di un recente studio sul suolo realizzato dal CREA Agricoltura Ambiente di Firenze, coordinato da Edoardo Costantini e Maria Fantappié, che evidenzia come oggi i terreni italiani abbiano una percentuale media di carbonio organico dell’1%: «Siamo sull’orlo della desertificazione e tra i terreni più a rischio ci sono quelli della Pianura Padana. Cinquant’anni di agricoltura industriale ci stanno consegnando un deserto. Bisogna tornare rapidamente almeno al 3% di sostanza organica, in modo da garantire una produzione agricola stabile per i prossimi anni».

«Serve un cambiamento, che parta dalle scelte già fatte dall’agricoltura italiana – ha continuato Mammuccini -, che sono le produzioni di qualità legate al territorio e alla sua difesa. Il passo coerente sia il rispetto dell’ambiente e il biologico; con i distretti, le filiere corte locali, ma anche le grandi filiere agricole nazionali». Per la presidente un “Made in Italy Bio” può essere una forza per l’agricoltura del nostro Paese. Altri punti chiave: la legge sull’agricoltura biologica e una Pac che scelga questo cambiamento definendo un piano per la riduzione dei pesticidi, «perché nella riconversione le difficoltà sono tante e vanno affrontate con tutti gli strumenti possibili, anche con ricerca, innovazione e formazione».

Sulla questione della legge per il settore bio è intervenuta Susanna Cenni, che ha ricordato come questa sia già la terza legislatura in cui viene approvata da un ramo del Parlamento. Fino ad oggi però non si è arrivati a fine del percorso: «La conclusione dell’iter legislativo è ancora più importante stavolta, perché nel testo sono stati ripresi i principi che erano già stati scritti precedentemente, ma anche novità importanti come i “distretti biologici”, che raccolgono le esperienze che vengono dai territori». La vicepresidente della commissione agricoltura della Camera ha ricordato anche un altro provvedimento all’esame del parlamento: quello che vieta le aste al doppio ribasso, perché la questione dei prezzi e di una produzione corretta ha un’importanza fondamentale per la sostenibilità di tutto il sistema.

In apertura dell’iniziativa sono stati consegnati tre premi “Ambasciatori del territorio” a realtà di qualità da valorizzare e raccontare, un percorso che Legambiente sta facendo da alcuni anni per le storie che possono rappresentare esempi da replicare per il mondo agricolo.

Le targhe sono andate a Edoardo Prestanti, sindaco di Carmignano, per un’ordinanza “stop glifosato” e a Francesco Panella, apicoltore piemontese. Per la fattoria didattica e biologica “Il Bosco Felice” di Raffaella Fommei, associata alla Cia di Grosseto, ha ritirato il premio Andrea Fadini. (Alfio Tondelli)

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